Non ci sono dubbi sul fatto che la reliquia sia autentica, anche se probabilmente non è stata trasportata in volo ma via mare. Le tre pareti della Santa Casa combaciano perfettamente con il perimetro della Grotta di Nazareth e quello che resta della casa di Maria. Le pietre con cui è costruita non provengono dal territorio recanatese, ma appartengono alla tradizione edilizia della Palestina al tempo di Cristo. Documenti e scavi archeologici inoltre sembrano confermare l’ipotesi che le pareti della Santa Casa siano state trasportate a Loreto su di una nave per iniziativa della nobile famiglia Angeli, che regnava sull’Epiro: un documento del 1294, scoperto di recente, attesterebbe che Niceforo Angeli, despoto dell’Epiro, nel concedere sua figlia in sposa a Filippo di Taranto, figlio del re di Napoli Carlo II d’Angiò, le diede in dote dei beni tra i quali “le sante pietre portate via dalla Casa della Nostra Signora la Vergine Madre di Dio”.
In ogni caso, l’arrivo della Santa Casa a Loreto fece presto notizia e cominciarono ad arrivare i primi pellegrini a farle visita in cerca di grazie e benedizioni o malati che pregavano per ottenere la guarigione. Si sentì giustamente la necessità di proteggerla: inizialmente sopraelevarono la reliquia, coprendola con una volta, poi la circondarono con dei portici ed una chiesetta ed infine sorse l’attuale Basilica di Loreto. I lavori per realizzare struttura iniziarono nel 1469 e molti artisti vi presero parte: Donato Bramante progettò il rivestimento marmoreo che custodisce la Santa Casa e il Sansovino si occupò della sua realizzazione, dando vita ad uno dei complessi scultorei monumentali più importanti del rinascimento italiano; Giuliano da Sangallo creò la cupola di matrice brunelleschiana e Donato Bramante si adoperò per varie modifiche e consolidamenti; il Pomarancio prima e Cesare Maccari poi affrescarono la Cupola e vari artisti del XVI e del XVII decorarono le nove cappelle absidali che circondano il Sacro Sacello. I lavori terminarono nel 1587 con la costruzione della facciata in stile tardo-rinascimentale. L’elegante campanile in stile barocco si deve invece a Luigi Vanvitelli, lo stesso autore della Reggia di Caserta. La torre, alta circa 75 metri, si sviluppa su cinque livelli e ospita un concerto di ben nove campane: la più grande è conosciuta col nome di campana Loreta e viene suona per le grandi occasioni, come ad esempio la visita del Papa alla città.
[1]Nomenclatura latina dell’alloro. È da qui che nasce il nome Loreto.
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